Famiglia Scaglione

GIANCARLO SCAGLIONE Amo viaggiare, passione che esercito coniugando quattro verbi in particolare: camminare, guardare, annusare, gustare.
Mi piacciono le cose che avvengono al sole, al caldo, nell’acqua e, a Loazzolo, quasi sempre nel vento. Ho una particolare attrazione per le palme che svettano, immortalate in decine di fotografie scattate per il mondo.
… le piante, da bambino erano un pretesto per fantasticare. Adesso per il Bosco della Luja farei qualsiasi sacrificio. È una grande area di purezza botanica. Non sono così geloso da pensare che il Bosco della Luja voglio percorrerlo solo io: ho cominciato con i miei figli Gianni e Silvia, quando erano piccoli e anche loro hanno saputo coglierene l’importanza. Con il progetto della Riserva e l’apertura dell’Oasi alle visite guidate, potremo regalare ad altri le nostre stesse emozioni.

GIOVANNI SCAGLIONE Sono nato tra questi vigneti ed è qui che venivo a giocare, quando ero ragazzino, e non so spiegarmi se sia la familiarità che ho con questi luoghi, o l’epidermico contatto quotidiano con questo ambiente, ma ogni giorno di più sento forte in me il pulsare di questa terra. Certe volte la sento viva, forte, prepotente, mentre in altri momenti la percepisco malinconica e melodiosa.
È come se ascoltassi una musica con dissonanze jazzate, composite, articolate. Mi accorgo che, con il passare degli anni, ho trasformato l’azienda di famiglia in uno strumento musicale, attraverso il quale ho intensificato e concretizzato quel legame, già forte, che ho con il paesaggio e il delicato e rispettoso equilibrio che ho con questo complesso ecosistema. Un sentimento come quello costruito venti anni fa tra mio padre e Giacomo Bologna, che cambiò il modo di rapportarsi alle viti e al vino. Da quell’amicizia, e dai consigli di altri amici come Veronelli si arrivò, qui a Loazzolo, alle prime vinificazioni delle uve Moscato, raccolte in un vecchio vigneto del 1937, lavorate con l’antica tecnica dell’appassimento, ormai rara, ma largamente praticata in questa zona all’inizio del secolo scorso.
Come la bella musica di un trio jazz, questo vino restituisce all’aria e al palato le note che io sento oltre la porta della mia cantina. In quest’ottica di armonia, ho la certezza più assoluta che tutto sia in relazione, come quei boschi che stanno lassù, di fronte alla mia azienda, e che fanno parte di questo habitat che sicuramente interagisce con le mie vigne. Siamo un’azienda molto piccola, inserita in un ambiente montano, in un paesino di poche centinaia di persone, a 550 metri sul livello del mare, con un clima e un terreno diversi dalla maggior parte degli altri luoghi di produzione del Moscato, un territorio al quale è stata riconosciuta una DOC, quella di Loazzolo, che è la più piccola d’Italia con solo 6 ettari di vigneti e 10 produttori. Siamo piccoli, ma intorno c’è tanto altro, c’è il paesaggio, la natura, il bosco, i prodotti tipici. Io, del resto, mi sento fortunato a vivere qui.

SILVIA SCAGLIONE “ Il mio Forteto sa raccontare con poche bottiglie la grande realtà del Moscato”.
Piccolo è bello, quando può testimoniare una realtà più ampia.
L’unico ampliamento concepibile al Forteto, riguarda la conservazione di un habitat ottimale per i vini che produciamo, per il territorio che può rappresentare un vero e proprio “ecosistema produttivo”.
Siamo pochi a produrre il Loazzolo e sarebbe bene che qualcun altro si aggiungesse a fare il miglior vino del mondo. Oggi stiamo lavorando perché i Boschi della Luja diventino area protetta e vorremmo anche riportare le capre nella nostra Azienda.
Le cose  buone, belle, e sane non nascono in un determinato posto solo per caso.

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