La storia di Loazzolo

Loazzolo è un piccolo comune di circa 300 abitanti, 600 metri di altitudine, posto al confine tra la Langa Astigiana, di cui fa parte, e la Langa Albese, a pochi chilometri da Canelli (At) sud Piemonte. Grazie alla situazione geografica eccezionale, beneficia di un microclima veramente unico e speciale. Il terreno calcareo  marnoso è essenziale per ottenere la tipicità dei vini prodotti.
L’esposizione dei vigneti prende il nome di “suri” ovvero da sud/est a sud/ovest. La pendenza è significativa. Le vigne non sono mai diserbate, e viene utilizzata solo concimazione organica. Tra boschi e vigneti, su colline di forte pendenza Loazzolo offre pregevoli scorci con vecchie case in pietra squadrata  “arenaria” che conservano tutto il fascino dell’800.
Ma Loazzolo  è conosciuto  per la sua piccola doc che ha dato il nome ad un vino molto particolare, ovvero un passito di Moscato vendemmia tardiva, vinificato ed imbottigliato (caso unico in italia) in un solo comune su una superficie inferiore a cinque ettari, con resa limitatissima inferiore a 2750 litri per ettaro e otto appassionati produttori. Il dolce nettare che nasce su queste colline, beneficia di una lunga tradizione. Questa bevanda morbida, vellutata, ha una storia molto antica tanto da entusiasmare i poeti del passato.
Omero esaltava il vino dolce del re Tracio Marone. Già nel XVII sec., in italia il passito era prodotto per i nobili per adulare il palato dei potenti. Si beveva con rispetto e parsimonia, senza mischiarlo con l’acqua, in piccoli bicchieri che ne simboleggiavano la rarità.
Era il vino puro, il “merum” dei romani, il vino “culto” in opposizione al vino “nutrimento”. Nel secolo scorso, verso la fine degli anni ‘30 si produceva a Loazzolo moscato dolce... era il 1936, prima che una terribile tempesta distruggesse la “Piasa Rischei”, reimpiantata nel 1938.

1908 - Arnaldo Strucchi - I MIGLIORI VINI D'ITALIA

…con l’uva moscato, si prepara anche, peraltro in piccola quantità, un vino zuccherino, detto moscato appassito o passito, che entra nella categoria dei cosiddetti santi o appassiti, dolce, delicato, adatto per signora…
…comincerà ad essere buono a tre anni di età, buonissimo a sei, ottimo a dieci…

Al termine degli anni ‘80 Giancarlo Scaglione  ne ha riscoperto la produzione, con Giacomo Bologna ispiratore della “avventurosa follia”, Luigi Veronelli che percorreva e scriveva della vigna “alta e scoscesa”, Vittorio Gancia  coinvolto a sostenere il riconoscimento del disciplinare  e Carlin Petrini che lo ha appoggiato quale simbolo importante dell’enologia italiana.
Ecco le origini del Loazzolo che nel 1992 otteneva, con il sostegno di tutti e l’impegno del sindaco Giovanni Satragno, la doc Loazzolo identificandosi in un piccolo paese della Langa Astigiana.


“Le vigne di Loazzolo sono così difficili ed erte, che proprio qui,
ho avvertito parlare la terra attraverso le vigne, al cielo:
noi ne beviamo il vino e ci avviciniamo agli dei"

Luigi Veronelli

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